si e' concluso il Meeting di Rimini e rimane dentro il sentimento una grande nostalgia per l'esperienza di una settimana travolgente. Ora che e' finito si può cercare di capire di più quale sia il suo segreto che gli permette di durare nel tempo superando non poche difficoltà. Ripensando a questa settimana devo dire che i contenuti sono stati molti e tutti affascinanti, ma ciò che maggiormente mi porto dietro sono gli incontri. In una società dove tutto viene informatizzato, dove la comunicazione utilizza strumenti dei più sofisticati, la bellezza del Meeting e' che ci si incontra, che ci si guarda negli occhi, che ci si ascolta e ci si parla. Vi è' nel Meeting qualcosa di antico, la semplicità di parlarsi, di comunicare quello che colpisce, qualcosa di antico che entra prepotentemente nell'oggi diventando nuovo. Qui sta il fattore decisivo che rende il Meeting quanto mai attuale, che non trasmette delle idee, non offre delle indicazioni di percorso, non sviluppa dei progetti, semplicemente genera delle relazioni, e per entrare in rapporto con l'altro ci vuole che l'altro stia a livello del tuo desiderio, che tenda come te alla felicità. Se i rapporti sono mediocri, se hanno contenuti poco interessanti, i legami si spezzano, difficilmente sanno reggere alla ruggine che porta il tempo, anche quelli che sembrano più importanti; invece una amicizia sa reggere al tempo se ha un idea.e grande, se non soffoca nella mediocrità, ma apre lo sguardo ad orizzonti sempre più vasti. Questo e' il Meeting, non il riunirsi di gente intorno ad una idea, ma lo scoppiare di incontri che mettono a tema la vita. E i giovani al Meeting, il loro impegno volontario, e' il segno più entusiasmante di questa avventura ideale che continua.
Vi è' una tavoletta che più mi ha colpito perché offre questa idea, e' l'amicizia tra Gilgamesh ed Enkidu, una tavoletta che si poteva vedere alla mostra sulla Siria, in quel darsi la mano vi è' la potenza e la tenerezza dell'amicizia, il camminare fianco a fianco dell'amico verso ciò che risponde al nostro cuore inquieto.
Gianni Mereghetti
Insegnante
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